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corno d'invenzione
Parigi, prima metà XIX secolo
Courtois frères
inv. n. 71
corno Courtois frères, inv. n. 71
Il corno fece la sua comparsa poco dopo la metà del XVII secolo, allorché un ignoto costruttore (probabilmente un tedesco) decise di piegare il tubo della tromba in un'inedita forma circolare creando una sorta di cerchio con due estremità sporgenti, una con l'imboccatura e l'altra con la campana. Questo modello venne prontamente adottato in Francia, in quanto risultò particolarmente adatto alla caccia a cavallo, lì praticata abitualmente ma sconosciuta in altri paesi nei quali la caccia si effettuava in postazioni fisse. Si spiega in tal modo, tra l'altro, anche l'origine del nome più antico dello strumento, il francese trompe de chasse (tromba da caccia).

Qualche decennio più tardi la passione per la caccia a cavallo si diffuse anche in alcune regioni dell'Impero, in particolare in Boemia e in Austria, e con essa anche quella per lo strumento, che lì prese appunto il nome di Waldhorn ("corno da foresta"). Nel frattempo un paio di costruttori viennesi avevano iniziato a cimentarsi in una serie di modifiche strutturali, tra cui l'adozione di una campana più ampia e di tubi aggiuntivi ("ritorte") che si inserivano all'imboccatura, consentendo di variare la lunghezza del canneggio e di ottenere molti suoni in precedenza non disponibili.

Dopo il 1711 il corno entrò ufficialmente nell'orchestra di corte viennese e da quel momento la sua affermazione musicale fu inarrestabile, raggiungendo ben presto le principali cappelle musicali dell'Impero, compresa quella della corte di Napoli (!) - allora sotto il dominio austriaco - dove esso trovò impiego immediato da parte di Alessandro Scarlatti, il quale determinò così la sua introduzione nell'opera italiana, allora oggetto di crescente favore in tutte le principali corti europee.
Fu proprio in una di queste, a Dresda, che verso la metà del Settecento si sviluppò una nuova e rivoluzionaria tecnica esecutiva, che prevedeva l'impiego della mano nel padiglione, e che venne chiamata appunto "corno a mano". Sempre a Dresda furono fatti dei tentativi che portarono alla collocazione delle ritorte non più all'imboccatura, bensì al centro del canneggio, consentendo una più comoda impugnatura e un maggior controllo dello strumento.

A questo punto il corno era pronto per aprirsi all'impiego solistico e concertistico. Alcuni grandi virtuosi, molti dei quali boemi, si erano affermati nel frattempo e qualcuno di essi si trasferì temporaneamente o definitivamente a Parigi, dove si sviluppò una nuova voga per questo strumento e dove dagli anni '80 del Settecento i costruttori della famiglia Raoux cominciarono a realizzare un modello destinato all'impiego in poche tonalità, quelle preferite dai concertisti e virtuosi dell'epoca.
L'altro modello in uso, adottato invece in prevalenza dagli orchestrali, prevedeva l'utilizzazione di numerose ritorte (di solito nove) per tutte le tonalità, da Si bemolle acuto (raramente Do) e fino a Si bemolle grave.
Lo strumento di "Courtois frères", risalente al primo Ottocento ed arricchito da una bella decorazione pittorica all'interno della campana, è riconducibile proprio a questo modello orchestrale. Esso entrò in museo nel 1896 con una dotazione di nove ritorte e di una custodia, che in seguito sono purtroppo andate perdute; oggi esso si presenta con la solo ritorta di Do grave (come conferma il marchio "UT" impresso su di essa), una delle più lunghe esistenti, così che lo sviluppo complessivo del canneggio di questo esemplare giunge a quasi cinque metri.
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