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mandolino a 6 cori
Roma, 1726
David Tecchler (Augusta? 1666 - Roma 1747)
inv. n. 110
mandolino David Tecchler, inv. n. 110
Il mandolino moderno, detto anche "napoletano", ha ben poco in comune con quello di epoca barocca (detto anche "milanese"). Quest'ultimo era uno strumento dotato di sei cori di corde doppie (12 in tutto) di budello, accordate in maniera simile a quella del liuto (a intervalli di quarta con una terza in basso), mentre quello moderno ha le corde di metallo accordate come nel violino (a intervalli di quinta). Ne consegue una tecnica esecutiva della mano sinistra completamente differente tra i due modelli; inoltre quello barocco veniva pizzicato con le dita nude e con una tecnica della mano destra paragonabile a quella del liuto o della chitarra, e non certo con un plettro ed con il tremolo che caratterizza il suo corrispettivo moderno.

Si tratta dunque di due strumenti che in comune hanno soprattutto - se non solo - il nome. Se volessimo dunque asseverare un'esecuzione fedele dei celebri concerti per mandolino di Vivaldi e dei suoi contemporanei, è al modello barocco che dovremmo riferirci. Non da ultimo, poi, il mandolino napoletano è stato inventato al massimo nei primi anni '40 del Settecento, e dunque perfino dopo la scomparsa di Vivaldi (1741).

Della mirabile produzione di mandolini risalente alla prima metà del Settecento ci restano oggi nei musei numerosi esempi di notevole qualità estetica e costruttiva, tra i quali quello qui presente di David Tecchler costituisce senza ombra di dubbio uno dei più attraenti e magistrali risultati. Non meraviglia dunque che esso ci sia pervenuto dalla collezione personale della Regina Margherita di Savoia, che - conviene rammentarlo - fu a sua volta la principale responsabile della diffusione e della divulgazione del mandolino napoletano, che prediligeva e suonava personalmente.

David Tecchler, nato nel 1666 (secondo la minuziosa precisazione leggibile sulla viola della collezione, inv. 109) e probabilmente nella diocesi di Augusta, si trasferì a Roma almeno a partire dal 1696 e qui continuò ad operare fino alla morte, avvenuta nel 1747. Egli si conquistò con la sua arte superba un'altissima reputazione, che viene pienamente confermata dai due esemplari presenti nella collezione. Il più antico strumento conservato di sua fabbricazione è una pochette del 1698, cui fa seguito un violino del 1699. I violoncelli sono particolarmente ricercati e apprezzati, anche se tutti hanno subito l'immancabile riduzione delle dimensioni originari (adeguate a quelle divenute inseguito abituali).

I suoi strumenti appartengono quasi tutti a collezioni private, tranne un liuto conservato a Copenhagen (Musikhistorisk Museum), un violino a Roma (Museo Nazionale degli Strumenti Musicali) e un violino e un violoncello a Monaco (Bayerisches Staatorchester). Lo stato di conservazione di questo esemplare è complessivamente buono. Lo strumento era già stato restaurato in epoca moderna, subendo la sostituzione della tavola armonica - che presenta le uniche tracce di tarlatura - come è rilevabile dalla giuntura con il manico e dalla sostituzione degli ultimi tasti (IX-XIII).
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