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violino "Toscano"
Cremona 1690
Antonio Stradivari (Cremona 1645 ca. - 1737)
inv. n. 287
Il violino "Toscano"
Il violino detto "Toscano" è uno splendido esempio della produzione di Antonio Stradivari alla fine del Seicento, secolo durante il quale il violino cominciò a diffondersi. La sua voce, così vicina a quella umana, capace di forti accenti e contrasti dinamici, ben si prestava all'esecuzione della musica barocca che puntava a suscitare grandi emozioni. A fine secolo il violino era già lo strumento principe dell'orchestra e delle formazioni da camera, ma anche il protagonista di esibizioni solistiche.

Su commissione del marchese Ariberti di Cremona, nel 1690 Stradivari costruì un intero quintetto d'archi, una delle principali formazioni da camera nel repertorio barocco, composta da due violini, due viole (contralto e tenore) e un violoncello. Il "Toscano" è l'unico dei due violini del "Quintetto Mediceo" che si sia conservato fino ad oggi. Dell'altro violino si sono perse le tracce alla fine del XVIII secolo, mentre la viola contralto è conservata alla Library of Congress di Washington e la viola tenore e il violoncello fanno parte della collezione del Conservatorio Cherubini, alla Galleria dell'Accademia di Firenze.

Il violino e il quintetto devono il soprannome al loro primo proprietario, il figlio maggiore del Granduca di Toscana Cosimo III, Ferdinando de' Medici, amante della musica e musicista egli stesso. Il marchese Ariberti, infatti, aveva commissionato il concerto a Stradivari con l'intenzione di farne dono al Granprincipe. Quando consegnò i due violini e il violoncello, sul finire dell'estate del 1690, poté scrivere al liutaio che il Principe gli ha agraditi a un segno che non avrei per mia consolazione saputo augurarmi maggiore e in una lettera dello stesso periodo si legge che tutti i virtuosi della Corte Granducale sono dello stesso sentimento di approvarli come perfetti.

Stradivari scelse i materiali migliori per qualità acustica e per bellezza, prestando la massima attenzione alla decorazione degli strumenti, affinché il dono fosse degno del ricevente. L'unico dei cinque strumenti ad avere mantenuto ogni particolare di mano di Stradivari è la viola tenore che permette di comprendere il dettaglio e la ricchezza degli intarsi e delle decorazioni che dovevano impreziosire anche il violino. Questo, infatti, come gli altri strumenti superstiti dell'ensemble, ha subito nel tempo modifiche strutturali oltre che estetiche, poiché è stato adattato alle diverse fasi di cambiamento del repertorio musicale. Ciò che ancora si può apprezzare dell'estetica del quintetto nel suo insieme è la scelta dei legni che donano agli strumenti una uniformità e un'eleganza rare, oltre a contribuire alla loro resa sonora.

Il Toscano fu acquistato dall'Accademia Nazionale di S. Cecilia nel 1953 dalla casa W.E. Hill & Sons di Londra, presso la quale era passato più volte, fin dal 1888, assieme a un documento che ne attestava la provenienza: la ricevuta della vendita avvenuta nel 1794 da parte del primo violino della corte medicea, Giovanni Felice Mosell, a un musicista irlandese. L'Accademia destinò lo strumento all'uso, affidandolo alla virtuosa Gioconda De Vito, considerati i suoi alti meriti artistici e il suo contributo nel rinvenimento del violino. Nel 1962, al termine della sua carriera artistica, la De Vito riconsegnò il violino e una commissione, appositamente formata, decise di affidarlo a Pina Carminelli, la quale, a sua volta, lo restituì nel 1977.
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